TUTTə PARLANO DI CEUTA E DEL 30 LUGLIO

Tuttə parlano di Ceuta e del 30 luglio.
La maggior parte dei media ne parla utilizzando una prospettiva di destra, alimentando il discorso razzista e assecondando così le forze fasciste in Europa. I resoconti adottano inoltre una visione colonialista di Ceuta, che viene presentata come «enclave spagnola» e non come territorio coloniale, la cui restituzione viene negata sin dalla sua occupazione, prima da parte del Portogallo nel 1415, poi dalla Spagna nel 1668. Inoltre, sembra esserci una sorta di amnesia collettiva riguardo a precedenti casi di strumentalizzazione di persone in movimento per giochi geopolitici. Proprio nello stesso luogo nel 2021 ad esempio, dopo che il leader del popolo Saharawi Brahim Ghali aveva ricevuto cure mediche in Spagna, il Marocco ha facilitato l'ingresso di 8.000 persone. In seguito sono statə espulsə illegalmente persone minori di età.
Di fronte alla visione catastrofica che rafforza i discorsi anti-immigrazione, vengono omesse le testimonianze delle persone in movimento sulle loro esperienze quotidiane a Ceduta/Abyala/Sebta previe al 30 luglio: aggressioni razziste per strada, il centro di detenzione cronicamente sovraffollato, nonché arresti arbitrari ed espulsioni basate su metodi di profiling razzista.
Non sorprende quindi la reazione del governo spagnolo: il dispiegamento di forze militari ritirate dalle zone della Spagna colpite da gravi incendi; violazioni su larga scala (le stime sono di 40.000-50.000 casi) del diritto di richiedere asilo, e quindi del diritto internazionale; l'installazione di una barriera galleggiante in mare; e il rifiuto sistematico di fornire alle persone beni di prima necessità come cibo, acqua e riparo. Appena 48 ore dopo, la maggior parte di coloro che avevano raggiunto Ceuta/Abyala/Sebta è ripartita per il Marocco senza un regolare procedimento.
Sebbene il governo spagnolo abbia rifiutato una missione Frontex richiesta dalla Commissione Europea, strumentalizza la migrazione come mezzo di autopromozione in base alle proprie esigenze politiche. Si presenta come favorevole ai diritti di persone in movimento, ma non dice nulla delle oltre un milione di persone che da mesi attendono di portare a termine la regolarizzazione promessa, perché il ministero dell'Interno spagnolo non è in grado di fornire un numero sufficiente di appuntamenti.
Nel frattempo l'Italia mette in atto manovre politiche, dichiarando la sospensione temporanea degli accordi di Schengen con la Spagna, introducendo controlli in aeroporti e porti e strumentalizzando la situazione per una battaglia intra-fascista tra Meloni e Vannacci, quindi Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale. Questa dimostrazione di potere del tutto inutile – Ceuta/Abyala/Sebta non fa nemmeno parte dello spazio Schengen – è finanziata, come al solito, con denaro pubblico. Mentre viene esibita la mentalità "law and order" e vengono messe in atto ulteriori strategie per militarizzare le frontiere, il governo italiano ha sottolineato che le misure non avranno alcun impatto negativo sul «Santo Graal» del turismo. Turistə non vengono mai presentatə come un'invasione, nonostante l'immenso danno causato dal turismo di massa a mercati immobiliari, ecosistemi e comunità locali.
Il bilancio ufficiale delle vittime tra il 30 e il 31 luglio aumenta ogni giorno, con gli utimi dati rilasciati il primo agosto che indicano almeno 67 vite umane (dati provenienti dal lato spagnolo unicamente mentre Marocco non ha rilasciato ancora nessun'informazione). Queste vittime si aggiungono alle altre 30 persone uccise dal regime di frontiera dell'UE mentre tentavano di raggiungere Ceuta/Abyala/Sebta dall'inizio di quest'anno. Attualmente non viene compiuto alcuno sforzo per chiarire le circostanze esatte o per individuare ə responsabilə. Si tratta dell'ennesima ripetizione: fino ad oggi non sono state condotte indagini sull'uccisione delle almeno 14 persone avvenuta il 6 febbraio 2020, una data che viene ricordata come "la Tragédia de Tarajal". Ciò illustra l'impunità delle autorità europee, nonché la violenza utilizzata per privare le persone della loro libertà di movimento. Ancora una volta, le vittime del 30 luglio rimangono non identificate e non viene fatta giustizia, né per le persone uccise né per le loro famiglie.
